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Blick Bassy – Tour dates

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In relazione all’articolo del 24 gennaio 2016, Il Camerun nella borsa musicale di Blick Bassy (https://colorsontheloose.wordpress.com/2016/01/24/il-camerun-nella-borsa-musicale-di-blick-bassy/) nonchè al tour del musicista camerunense, si segnalano diverse date in giro per l’Europa, a partire da quella del prossimo 3 febbraio ad Amburgo, Germania fino al concerto a Birmingham, UK previsto per il 28 agosto.

Date voi stessi un’occhiata sul sito ufficiale dell’artista: http://www.blickbassy.com/#tour. 🙂

Il Camerun nella borsa musicale di Blick Bassy

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Bandiera Cameroon

 

E’ un tranquillo weekend di neve, qui, a poco più di 2000 km da casa. Guardo a lungo fuori dalla finestra. Certe atmosfere continuano a essere nuove e sorprendenti per me. Ci ho messo 30 anni per scoprire che la neve cade davvero sotto forma di quei cristalli che siamo sempre stati abituati a disegnare. Piccole, grandi gioie di chi si trova immerso in paesaggi e scenari ben lontani da quelli di origine.
Con la temperatura, oltre i vetri, scesa di 10 gradi sotto lo zero, non è neanche male prepararsi l’ennesimo tè, avvolgersi in una coperta e dedicare finalmente del tempo alla musica e a quelle scoperte che finiscono per riscaldare il cuore, oltre che l’atmosfera. Quasi per caso, mi sono ritrovata a saltare da un sito all’altro con in mente l’idea di scovare qualcosa di veramente bello, per far ripartire in bellezza la nave di Colors on the loose e per fare semplicemente un regalo a me stessa – e, ovviamente, a voi cari lettori e lettrici. Il panorama italiano di siti che abbracciano un’idea più ampia della musica, svincolata dai classici parametri di giudizio che prendono come riferimenti quasi assoluti le sonorità “occidentali”, è sfortunatamente un po’ carente. Eppure, ci sono tante storie che meritano di essere raccontate, condivise e diffuse. Per il ritorno effettivo di Colors on the loose ai mari musicali, ho scelto la meravigliosa scoperta di queste giornate color di neve. Ed ecco che i colori, tutti, sono ritornati in libertà! 🙂
Seguendo  l’indizio della bandiera in copertina, andiamo in Africa… ma non solo. La storia dell’artista di questo mese si origina in Camerun e trova un suo prosieguo in Francia. E’ una vicenda di migrazione con esiti – per quanto non immuni alle problematiche del caso – felici, oltre che di grande classe musicale. Conosciamo Blick Bassy e la sua storia. Una gran bella storia!

Siamo nella metà degli ’70 quando nasce a Yaoundè, capitale del Camerun ai margini della savana, Blick Bassy. Nel paese africano le etnie e le lingue sono numerosissime e molto diverse tra loro. Il giovane Blick cresce nella comunità rurale di etnia e lingua Bassa, composta ormai da poco più di 230.000 persone. In un’intervista molto significativa rilasciata al celebre giornale britannico The Gaurdian, Blick racconta di aver respirato musica fin dai suoi primi anni di vita e di esser stato esposto contemporaneamente alle sonorità tipiche dei suoi territori e della sua cultura, e ai generi jazz, soul e  bossa nova di provenienza nord e sudamericana. Blick cresce diventando un musicista e un artista sempre più completo ma nel 2001 si concretizza la svolta fondamentale della sua vita: l’emigrazione in Francia. La sua è un’esperienza, sostanzialmente, positiva. Riesce a integrarsi bene. Vive per circa 10 anni in una Parigi che in cambio di qualche momento difficile gli regala sicurezza, stabilità, la possibilità di crescere professionalmente e, soprattutto, quel distacco dalla propria terra madre talvolta necessario per apprezzarne ancora di più le peculiarità. Contestualmente alla sua crescita umana avviene quella musicale: Blick Bassy inizia prendendo parte a Jazz Crew, una band dedita principalmente al genere bossa nova. Successivamente fonda Macase, un gruppo jazz fusion che riesce ad affermarsi in modo considerevole e a vincere anche diversi riconoscimenti. Il suo debutto come artista solista avviene nel 2009 con l’album Leman, che in lingua Bassa significa specchio. Il titolo scelto per questo primo lavoro non è casuale e racchiude quello che è, secondo Blick, uno dei fini principali della musica: la possibilità di riflettere e quindi di affrontare i problemi, le caratteristiche e le particolarità di una cultura e di una società. Attraverso Leman, Blick Bassy inizia a parlare musicalmente  e non della sua Africa. Dopo il titolo, un’altra scelta non casuale è quella di cantare in lingua Bassa, quella della sua comunità di origine. La musicalità di questo idioma, tra le pieghe della sua voce calda e avvolgente, si propone di abbozzare una risposta a domande quali: cosa significa essere africano?; quali problemi si devono davvero affrontare?; come si è trasformata la cultura? Grande raffinatezza, grande classe, un arcobaleno di colori in musica e, soprattutto, la rivelazione di un’anima profonda, come esplicitato nell’ultimo minuto – ma non solo – della performance live di Mintaba, brano estratto da questo primo album.

 

 

Gli anni in Francia fanno maturare sempre di più in Blick Bassy la consapevolezza delle sue origini, della sua cultura e della storia del suo popolo e di tutti quelli che hanno abitato e abitano il continente Africa. Il 2011 segna l’uscita del suo secondo album, Hongo Calling, il quale fa registrare un salto di qualità rispetto al precedente, non soltanto a livello musicale ma anche in relazione ai temi portati alla luce ed espressi nelle sue canzoni. Si tratta di un album che ricalca la struttura di un diario di viaggio, nell’accezione più complessa della definizione. Il viaggio in musica di Hongo Calling riprende le fila di quelle rotte della schiavitù che tanto hanno segnato e, da una certa angolazione ancora continuano a segnare, la storia africana. Blick Bassy non ne racconta, però, soltanto le brutture. Racconta i frutti, anche positivi, dell’incontro tra le culture dell’Africa e, una fra tante, quella brasiliana. In una intervista diffusa dal canale World Connection, Blick Bassy definisce l’album non solo un viaggio che collega geograficamente due continenti ma anche come un cammino nel tempo che ripercorre gli ascolti musicali della sua vita e, su più larga scala, la storia di tanti conterranei. L’hongo è uno strumento a percussione suonato, solitamente, a scopo rituale, durante le pratiche curative delle malattie. E’, ancora di più, un richiamo intenso. Molto interessante inoltre la connessione, anche per lui all’inizio sorprendente, tra la ritmica di questo strumento africano e quella segnata da percussioni tipiche brasiliane. Sintesi perfetta di tutti i significati racchiusi in questo scrigno prezioso che è Hongo Calling e del viaggio ideale che collega il Camerun al Brasile è Nyango, qui in versione da studio. Il pezzo ha un sound fusion molto piacevole, impreziosito dalla voce sempre intima e coinvolgente di Blick nonché dalla compresenza riuscitissima di culture musicali diverse.

 

 

La storia di Blick Bassy è davvero un crescendo di qualità, valori e ricchezza dell’anima. Da qualche anno l’artista ha deciso di lasciare Parigi per trasferirsi in un paesino di un migliaio di abitanti non lontano da Calais, nel nord della Francia. La sua idea era quella di ritrovare un contatto più diretto con la terra, con la semplicità. Allo stesso tempo, Blick ritorna in Camerun molto spesso. Vivere lontano da casa per così tanto tempo non ha fatto che rinvigorire l’amore per le sue origini e l’affetto per il suolo natio. Il bagaglio di esperienze ha allargato la sua anima e gli ha dato la capacità di spaziare, attraverso la sua musica, dal passato della schiavitù al presente dell’emigrazione. Ogni sua canzone è un racconto, una sintesi di contaminazioni e fusioni a cui abbiamo assistito e assistiamo osservando la storia. La sua musica è la rivelazione materiale di uno dei benefici dei fenomeni migratori, degli incontri-scontri tra culture. La riflessione di Blick Bassy va anche oltre e si muove nel tentativo di aiutare i giovani africani ad affrontare l’emigrazione in modo più consapevole. Akö è l’ultimo album pubblicato dal musicista camerunense, appena un anno fa, nel 2015. E’ un’altra ottima prova che non fa che suggellare la capacità dell’artista di essere a suo agio tra sonorità diverse. Le sezioni di fiati risultano più accentuate, le ritmiche sono accattivanti e variegate; il cantato in lingua tradizionale Bassa si sovrappone alle note di strumenti come il banjo e il violoncello. La tradizione africana poggia il braccio sulla spalla del sound afro e latinoamericano, strizzando l’occhio a ciò che si ascoltava diversi decenni fa. Questo è quello che mi viene in mente ascoltando Wap Doo Wap, una delle perle di questo ultimo album.

 

 

Stesso discorso anche per Kiki, altro notevole pezzo estratto da Akö. Vien voglia di alzarsi dalla sedia e seguire con il corpo i movimenti segnati dai fiati. Il brano dura appena un paio di minuti ma è una ventata di calore, una sprizzata di energia positiva, un invito ad andare ed esplorare, seguendo le motociclette del simpaticissimo videoclip.

 

Blick Bassy è adesso al lavoro su un romanzo che tratterà il tema delle migrazioni. E’ un tema a lui molto vicino che ha già cercato di trattare tramite le sue canzoni e che adesso riprende con un’opera letteraria. Lui, che ormai si definisce cittadino del mondo, racconta la sua storia che poi è la storia di molti. Una di quelle storie che sono più vicine a noi di quanto pensiamo, da cui non dovremmo sentirci esclusi ma da cui dovremmo soltanto imparare. Blick Bassy ci rende partecipi della sua visione del mondo e delle trasformazioni che questo ha subito a seguito dei grandi spostamenti di genti nel tempo. Il cittadino del mondo che ha, comunque, sempre il suo Camerun nel cuore e a questo sempre ritorna nel fare musica e nello scrivere, nel riprendere le fila del passato e nell’immaginare il futuro.

“Un giorno mi sono chiesto: cosa posso vendere davvero in questo mondo? Mi sono reso conto che posso vendere solo quello che c’è nella mia borsa . Quello che ho nella mia borsa è il mio passato, il Camerun. Questo è il materiale allo stato grezzo della mia carriera.”

 

Enjoy & breathe the colors…