Alla mia cara, vecchia amica Ελλάς…

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bandiera grecia

 

Con grande gioia posso annunciarvi che, dopo due mesi intensi, la vacanza di Colors on the loose si prende finalmente… una vacanza! La sosta in Francia – l’ultima con voi condivisa – sul finir di marzo è stata per ragioni varie fin troppo lunga e ora, sulle soglie del primo compleanno di questa nave musicale, finalmente riprendiamo il largo per intraprendere un altro viaggio. Non andremo molto lontano ma approderemo su quelle che sono tra le coste più belle d’Europa e non solo. Tutti avrete già riconosciuto la bandiera che, con i suoi colori mediterranei, connota e infiocchetta questo articolo, quello del ritorno, che ci porterà a soggiornare per un po’ tra i paesaggi e le melodie della Grecia

Considerata la vicinanza di questa nazione al nostro Paese, molte persone hanno avuto l’opportunità di visitarla. A queste il presente articolo potrà rievocare ricordi e memorie di un viaggio particolare. Per altri lettori invece, leggere un articolo sulla Grecia non sarà tanto diverso dal leggerne uno su una qualsiasi altra terra. Per me la Grecia è molto di più di una nazione “a due passi dall’Italia”, è molto di più di una delle mete vacanziere preferite dai miei conterranei ed è molto, molto di più del Paese in crisi profonda spesso compatito dal resto dell’Europa. La Grecia per me è una maestra, una vecchia amica; è come una figura di riferimento che, pur vivendo ormai lontana da noi, conserva sempre un posto di rilievo nel nostro cuore e nella nostra anima. Con questo articolo e con la musica che offrirà, cercherò di rendervi partecipi di questo rapporto speciale. Precedentemente Colors on the loose vi aveva condotti in due nazioni a me molto care, la Russia e la Georgia. La Grecia, da una certa angolazione, è stata e continua a essere ancora più significativa perché è stata la prima nazione estera a cui io abbia imparato ad affezionarmi. 

La mia relazione con la Grecia è iniziata ormai 15 anni fa quando cominciai a frequentare, in parte consapevolmente e in parte no, il liceo classico. All’inizio non tutto è stato rose e fiori, devo ammetterlo. Ricordo ancora oggi con brividi di terrore e stanchezza gli insidiosi verbi greci antichi che iniziavano come paradigmi difficilissimi da ricordare e finivano con il diventare i tristi, immancabili spazi lasciati in bianco nelle versioni. Con il tempo, lo studio della filosofia e della letteratura greche antiche è stato la scintilla che dentro di me ha innescato, con il supporto di un’ età sempre più consapevole, un crescendo di ammirazione, rispetto e fascinazione che ha poi trovato trionfale conferma nel tour greco dell’ultimo anno di scuola. 

Era il 2004 e una delle fortune più grandi fu quella di visitare la Grecia nell’anno delle Olimpiadi. Era la mia prima volta all’estero e non posso che avere cantucci di ricordi sempre vivi su cui ancora oggi, a distanza di dieci anni, mi soffermo talvolta a sorridere. Tra le tantissime cose ricordo l’indescrivibile sensazione di vedere con i miei occhi il Partenone, compagno fedele di 5 anni di storia, letteratura e arte greche; i lunghi tragitti in autobus per spostarci da una regione all’altra attraverso sorprendenti paesaggi eterogenei; l’atmosfera di pace surreale dei Monasteri delle Meteore nei pressi della cittadina di Kalambaka situata nella regione della Tessaglia; la bellezza e la soddisfazione di passeggiare per le strade del Paese e vedere dappertutto l’amato/odiato alfabeto ellenico; la cordialità dei greci e l’onnipresente sfoglia al formaggio. All’epoca ero già molto curiosa, innamorata delle culture straniere e impegnata nella scoperta di musiche altre. Per questo motivo, non sarei mai potuta tornare da quel viaggio senza portare con me un cd di musiche tradizionali che avrebbe poi finito per usurarsi sul piatto dello stereo a seguito di numerose giornate di nostalgia acuta. Questa la copertina del disco…

theodorakis

….e da qui estraiamo il primo brano dell’articolo. Si tratta di un pezzo famosissimo, da tutti conosciuto come sirtaki, ormai una delle danze greche più popolari nel mondo, scritto dal celebre compositore Μίκης Θεοδωράκης (Mikis Theodorakis) per la colonna sonora dell’altrettanto celebre film del ’64 Αλέξης Ζορμπάς (Zorba il Greco) in cui uno straordinario Anthony Quinn interpreta lo splendido protagonista del romanzo di Νίκος Καζαντζάκης (Nikos Kazantzakis) da cui è tratta l’omonima pellicola. Un assaggio della splendida composizione proprio attraverso una breve ma significativa sequenza del film, nella quale Zorba insegna a danzare allo scrittore inglese diventato ormai suo amico. Suggestiva anche l’ambientazione, la spiaggia di Σταύρος (Stavros) sull’isola di Creta

 

 

Se la danza del sirtaki è un modo di impatto per approcciarci alla musica ellenica, ben si continua con una canzone del 1972, presentata qui in un video dell’epoca. Nel periodo di transizione tra il liceo e l’università, ancora preda dei “fumi” del viaggio greco, continuavo a “frequentare” la musica di questa nazione. Fu così che mi capitò fra le mani un disco contenente varie tracce di musica mediterranea e di queste, per ovvi motivi, una buona parte era costituita da canzoni elleniche. Tra questa una mi colpì molto per le sonorità tradizionali, per la voce potente della cantante e soprattutto per certe note solenni che – mia impressione, eh! – enfatizzano i colori del brano. Νύχτα στάσου (Nixta stasouNotte, fermati!) di  Λίτσα Διαμάντη (Litsa Diamadi). Trovo particolarmente belle le atmosfere per noi ormai vintage del pezzo e il suono della lingua greca, estremamente musicale e fluido sulla voce della Diamadi

 

 

Durante il primo anno trascorso alla facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Bari mai avrei pensato che l’anno successivo e per due anni consecutivi sarei ritornata alla lingua greca. Questo “ritorno di fiamma” accadde quasi all’improvviso, senza troppa meditazione, quasi come qualche cosa giunta a riva sospinto dalle onde del destino. Il rapporto con la lingua e la letteratura greche all’università è chiaramente cambiato rispetto a quello scolastico. Ho avuto modo di affacciarmi, seppur per soli due anni, alla lingua e alla letteratura elleniche della modernità e della contemporaneità. Mi sono immersa, grazie anche a un ambiente stimolante e a splendide lezioni – tra le migliori che abbia avuto in cinque anni di percorso universitario! -, nella cultura greca con uno spirito più maturo e ancora più curioso. Ho potuto apprezzare scrittori e poeti che pochi, sfortunatamente, hanno l’opportunità di conoscere e vedere tutti i mutamenti che questa lingua meravigliosa ha subito nei secoli. La lezione più importante che ho ricavato è che, nonostante tutti i problemi storici ed economici che la penisola protesa sull’Egeo ha dovuto affrontare, questa ha sempre conservato grandi forza e dignità, doti derivate da secoli di fulgido splendore culturale che, sebbene appartengano a un passato cronologicamente remoto, non possono né potranno mai essere ignorati. Negli anni universitari, per una serie di sfortunate circostanze varie, non sono riuscita a tornare in Grecia. Quello sarebbe sicuramente stato il viaggio di conferma dell’illuminazione. Nonostante ciò, ricordo quel periodo come uno stato continuo di rapimento. Ero preda del fascino greco di cui cercavo di riempirmi attraverso libri, traduzioni, immagini e ovviamente musica. Tante le scoperte di quel periodo, agevolate anche da una conoscenza discreta della lingua – peccato adesso riesca a ricordare molto poco! Dovevo, per questo articolo e in riferimento a questo periodo, fare una scelta e questa è ricaduta su un pezzo di Δέσποινα Βανδή (Despina Vandì) e su due di Νίκος Καρβέλας (Nikos Karvelas). A distanza di tanti anni, i miei gusti sono un po’ cambiati ma l’affetto bonario con cui la mia mente ritorna a queste canzoni ha fatto sì che non potessi tralasciare di inserirle in questo articolo. Despina Vandì, classe 1969, è una cantante pop la cui musica si avvale comunque di riferimenti al panorama tradizionale del suo Paese. Non sarà una grande canzone, questa Ανάβεις Φωτιές (Anavis fotiès), ma ricordo – e ancora suscita in me – un grande entusiasmo divertito su queste note ballabili, su queste movenze e su questa atmosfera da estate mediterranea. 

 

 

Nikos Karvelas è stato invece l’artista greco che, a sua insaputa, mi ha accompagnato più di tutti gli altri in quel periodo nei miei quotidiani spostamenti in treno tra il mio paesetto e Bari. Grande affetto mi lega, fosse anche solo per questo, a lui. Karvelas, nato 63 anni fa ai piedi di Atene, è un artista di un certo livello in patria, conosciuto per le sue composizioni tra il pop/rock e il λαϊκό τραγούδι (laikò tragudi), sorta di folk tipico ellenico. La prima canzone, Ένα Χρόνο Το Περισσότερο (Ena xrono to perissotero – Un anno al massimo), si mantiene su un pop di respiro più internazionale, nonostante il testo in lingua autoctona. Qui di seguito il videoclip in cui compare anche  Άννα Βίσση (Anna Vissi), cantante popolarissima in Grecia ed ex moglie di Karvelas. Questa è una di quelle canzoni che possono facilmente non piacere ma a me piace. Semplicemente. Non so spiegare bene il perché ma mi piaceva molto e, a distanza di tempo, mi piace ancora. E’ una canzone pop che però ha per me, come si usa dire, un perché. Poi, de gustibus..

 

 

La seconda canzone di Karvelas, Ασπιρίνη (Aspirina), è invece un pezzo rock dal sapore decisamente più etnico e più incline a quel laikò tragudi a cui si accennava prima. Trovo le parti musicali estremamente interessanti, intrise di quel gusto che solo la musica greca, con le sue peculiarità, sa offrire. Seconda traccia dell’album del 1998, Ena xrono to perissotero, questa restituisce all’ascoltatore uno spaccato più esaustivo della musica dell’artista ateniese. 

 

 

Iniziamo ora ad avviarci alla conclusione di questo lungo articolo su una fetta di musica greca. Quando l’articolo era ancora in fase di bozza, ho pensato sarebbe stato un errore tralasciare un pezzo che, oltre ad aver fatto parte per un bel periodo della mia vita, è riuscito a essere in voga per un po’ di tempo anche qui in Italia, principalmente grazie, come spesso accade, all’inserimento in uno spot pubblicitario. Il brano in questione è Μου λείπεις (Mou leipeis – Mi manchi), del quarantaduenne artista ateniese Γιώργος Μαζωνάκης (Giorgos Mazonakis). La canzone è a metà tra il pop e il folk tipico greco e ha una stesura, a mio avviso, accattivante grazie all’ausilio di un coinvolgente violino. 

 

 

Non a caso ho scelto per chiudere questo articolo una canzone che si intitola “Mi manchi”. E’ quello che vorrei dire alla Grecia.. Sono un po’ di anni ormai che, purtroppo, ho smesso di studiare la lingua greca. La mancanza di tempo e altre attività mi hanno portato, mio malgrado, a un’interruzione forzata. Per questo, sento spesso la sua mancanza che equivale ad aver rinunciato a una parte di musicalità nella mia vita. Non escludo di ritornarci, in futuro, alla lingua e al Paese. Il destino mi ha permesso di ritrovare la Grecia anche dopo il liceo e chissà che non accada ancora. Tanto tempo fa nacque questo legame importante tra me e la terra ellenica e quando certi rapporti sono forti e ricchi di ispirazione non posso spezzarsi. Ci sarebbe da dire ancora tanto su questa splendida terra e sulla sua musica. Questo è solo un piccolo compendio della mia grande amicizia con la Grecia ed è un modo, umile e senza molte pretese, per ringraziarla per tutto ciò che mi ha insegnato. …ευχαριστώ πάρα πολύ!!!

 

Enjoy & breathe the colors…

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