Profumi mediterranei nella musica di René Aubry

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Pochi giorni fa è arrivata, come sempre, la primavera. I paesaggi e i colori sono cambiati in fretta, rinnovando devotamente il rituale di transizione da una stagione all’altra. Tutto è più accentuato: il calore dell’aria, il blu del cielo e le sfumature pittoriche di ogni cosa. Io la vedo così, quando passeggio in città o in paese, in campagna o in riva al mare; quando vedo scorrere i panorami al di là dei finestrini del treno; quando ascolto musica. 

Un desiderio sempre al mio fianco, tutti i giorni dell’anno, senza distinzione stagionale è quello di viaggiare. In questo periodo, come tutto il resto, anche questo non tarda a far sentire il vigore ritrovato. Ci sono musiche, siano esse cantate o solo strumentali, che sospingono una mente e un cuore già costantemente orientati al viaggio a lasciarsi accarezzare da fantasie di movimento ed esplorazione che finiscono per colorarsi di una connotazione a metà tra il sogno ad occhi aperti e la realtà. Non so quanto questo pensiero sia chiaro. Con queste parole ho provato a trascrivere le sensazioni che provo ascoltando le composizioni dell’artista a cui è dedicato questo post di fine marzo.

Con Colors on the loose andiamo in Francia per conoscere ed apprezzare René Aubry. Scoperto – non ricordo più quando e come – ormai molto tempo fa, questo polistrumentista nato a les Vosges nel 1956, è quel genere di artista le cui produzioni musicali regalano quella leggerezza eterea di cui spesso ognuno di noi ha bisogno per rilassarsi e per lasciarsi andare al sogno. Non è solo questo. Non a caso all’inizio di questo articolo si è parlato di primavera, di paesaggi e di viaggio. Nel tentativo di collegare questi concetti ad Aubry, si può pensare alla sua musica come un mezzo di trasporto senza peso che accompagna alla scoperta di meravigliosi territori e che induce all’ammirazione degli stessi. Partendo dalla Francia, suo Paese natale, queste terre, idealmente visitate per merito della sua musica, si estendono a tutto il Mediterraneo. Sarà pure una sensazione personale ma questo è ciò che ispirano in me le composizioni di Aubry: una visione musicale delle terre mediterranee. 

A supportare queste opinioni, l’impegno dell’artista nella scrittura di musiche per balletti – grazie all’influenza del suo amore e musa Carolyn Carlson, celebre danzatrice statunitense – per spettacoli teatrali e per film. Chi scrive musiche per queste forme d’arte ha spesso, secondo me, una marcia in più: una sensibilità più spiccata e una capacità più profonda di scuotere l’anima umana. René Aubry non è da meno. Nella sua carriera ormai trentennale – il primo album, omonimo, fu registrato a Venezia nel 1983 – compaiono venti album attraverso i quali è possibile apprezzare l’affascinante amalgama di strumenti acustici, sonorità elettroniche, musica digitale e atmosfere da film che rende unico il contributo alla musica del mondo dell’artista francese.

Il primo video del post va a riprendere un pezzo del 1990 intitolato Magda e contenuto nell’album Steppe, fortemente ispirato dalla collaborazione con la Carlson. La scelta di questo brano viene esattamente da quanto scritto finora: credo che Magda sia la traduzione in musica perfetta delle atmosfere che si respirano sulle coste e nelle terre mediterranee. Ascoltare questa canzone è per me come passeggiare tra i viottoli bianchi e folkloristici di un paesino del Mediterraneo e poi sbucare sul mare.

Se con questo brano abbiamo assaporato un’atmosfera mediterranea ancora piuttosto universale, il prossimo la rende precisa. Il titolo stesso ne dà le coordinate: Salento. Si tratta di un coinvolgente pezzo acustico dove le chitarre e i violini tessono meravigliosamente le trame di un sound mediterraneo genuino e semplice. Il Salento è anche praticamente la mia terra e quindi la scelta di questo pezzo è un omaggio all’omaggio che Aubry ha reso a questi luoghi. Il brano è estratto da uno degli album più apprezzati del polistrumentista francese: Plaisirs d’amour (1998). 

Per concludere, Séduction, piccola perla estrapolata dal suo ultimo album, Forget me not, pubblicato l’anno scorso. Con questa composizione ritorniamo alle prime righe di questo post, in cui si è parlato di leggerezza eterea e di cui Séduction è uno degli esempi migliori. 

Alla prossima!

Enjoy & breathe the colors…

 

 

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