Ibrahim Maalouf: la tromba del Libano

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bandiera libano

Qualcuno di voi forse avrà memoria di uno dei primi articoli apparsi su questo blog, nel quale protagoniste indiscusse erano la musica e l’anima di Lhasa de Sela, espressione tra le più veritiere e autentiche della sfaccettata e selvaggia road americana. Pochi giorni fa ero, come al solito, in treno e lo shuffle del mio lettore mi regala The living road della de Sela. Non ascoltavo il pezzo da un po’ e questo tempo intercorso tra un ascolto e l’altro mi ha permesso di ri-apprezzare la sua perfezione e di riprovare la delicata soddisfazione di averlo inserito in quel vecchio articolo. The living road ha, secondo me, una completezza perfetta grazie alla voce “vissuta” dell’artista americana, alle atmosfere al gusto di libertà mistica e, soprattutto, alla tromba che si inserisce leggera per poi regalare nel finale sensazioni di rapimento estatico. Ebbene, quella tromba non è di un musicista qualunque; non è suonata in quel modo da un artista fra i tanti; la magia che si scioglie alla fine del brano è merito del libanese Ibrahim Maalouf, uno dei giovani trombettisti più promettenti a oggi sulla scena musicale mondiale. Alla luce di queste considerazioni, è bastato ben poco a farmi annotare sul primo foglietto spurio estratto dalla mia borsa il suo nome, con lo scopo di tributargli una tappa di Colors on the loose

Chi è Ibrahim Maalouf? Un ragazzo nato a Beirut, capitale del Libano, nel 1980, in una famiglia di grandissimi artisti (il padre, Nassim Maalouf, celebre trombettista conosciuto nel mondo della musica classica e di quella araba tradizionale per le sue audaci sperimentazioni sullo strumento) che ha saputo fin dall’inizio comprendere e far sbocciare il suo immenso talento. 

A 34 anni ancora da compiere, Maaloouf si integra perfettamente nel tessuto sociale e culturale francese (la sua famiglia aveva lasciato il Libano allo scoppio della guerra civile); si laurea in matematica; acquisisce una formazione musicale classica e araba tradizionale vastissima sotto la supervisione del padre; stupisce il mondo suonando a soli 15 anni il 2° concerto di Brandeburgo di Bach, dalla maggior parte dei trombettisti considerato probabilmente il pezzo per tromba classica più difficile da eseguire; inizia un’attività di docenza che lo porta a collaborare e a tenere masterclass in tutto il mondo; perfeziona la sua formazione musicale abbracciando anche il jazz e pubblica cinque notevolissimi album. Ho volutamente evitato di dividere questo mirabolante elenco di attività con punti fermi proprio per evidenziare, con una scrittura/lettura tutta d’un fiato, il numero e il tipo di conquiste di questo giovanissimo artista.

Passando ora finalmente alla musica, il primo album di Maalouf esce nel 2007. Ha un titolo evocativo: Diasporas, e il Jazz Magazine ne parla come di una “grande scoperta di rara eleganza”. Da qui, Hashish, splendido esito in note che mette in luce il legame tra l’artista e la tradizione musicale del suo Paese. Ascoltando questo pezzo, ritornano nella mia mente quelle sensazioni di misticismo provate con la già menzionata The living road

Il secondo pezzo proposto in questo omaggio al trombettista libanese è tratto dal suo terzo album: Diagnostic (2011). Beirut, questo il suo titolo. Composizione musicale di estrema raffinatezza che, condensando in sé stilemi classici, jazz e della tradizione araba, dona all’ascoltatore un abbraccio musicale talvolta malinconico talvolta energico, come nella sorprendente parte finale. Il video consente di apprezzare ancora di più il brano per la contestualizzazione azzeccata: Ibrahim Maalouf suona all’interno e sullo scorrere di immagini che ritraggono la sua città di origine, miscela di bellezza e distruzione, di fascino antico e modernità. 

Solo all’anno scorso risale la pubblicazione di Illusions, ultimo album del trombettista. Con una traccia da esso estrapolata si conclude questo articolo. Nomade slang è una canzone che ben sintetizza il talento compositivo, esecutivo e comunicativo di Ibrahim Maalouf. Energia ed eleganza, crossover di generi anche se con un occhio di riguardo al jazz, qui alquanto esplicito, impreziosito dagli immancabili accenni a sonorità orientali, grande trasporto e coinvolgimento, anche in questa versione live per la TV francese.

Enjoy & breathe the colors…

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  1. Pingback: Ibrahim Maalouf – Tour dates | Colors on the loose

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