Bonga Kwenda: voce di libertà per l’Angola

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bandiera angola

L’articolo di questa settimana, ultima del mese di ottobre, nasce dalla segnalazione di un amico e affezionato lettore di questo blog. In più occasioni, nelle righe finora depositate in questo piccolo forziere colorato che va sempre più arricchendosi di tesori musicali, ho ricordato l’importanza enorme che hanno per me la collaborazione e il confronto. La condivisione è uno dei pilastri di questo spazio che sento mio ma che immagino, nel contempo, aperto a tutti. Ecco che l’idea di un’altra persona si unisce alla mia e il risultato creativo si trasforma nel punto di avvio di un altro racconto, di un’altra storia. Di musiche, di popoli e culture. 

Colors on the loose lascia l’Italia nuovamente alla scoperta di nuovi territori musicali, dopo l’improvvisa e anche un po’ improvvisata sosta toscana, la quale, tra le altre cose, ha riscosso un successo sorprendente! 😀 Dopo qualche settimana ritorniamo in Africa, fermandoci questa volta in Angola. Siamo nell’Africa subsahariana, in uno stato abbastanza vasto, che conta una discreta costa sull’Oceano Atlantico. Come tutti i paesi africani ha alle spalle una storia drammatica i cui pesanti strascichi si avvertono ancora oggi. Prima di mettermi a scrivere questo post, sapevo poco di questo paese, erroneamente associato a quelli limitrofi. Poche notizie storiche e attuali in generale, e ancora meno in campo musicale. Il suggerimento di un artista angolano, le cui bravura e particolarità mi hanno subito colpita, mi ha permesso di andare a cercare qualcosa in più sul paese, aiutandomi così a distinguerlo dalle altre realtà africane. Ben poco ci viene insegnato della storia di questo continente. Ancora meno sentiamo parlare dell’Africa nei media, a meno che non si tratti di assegnare un luogo di provenienza ai migranti che a fatica giungono sulle nostre coste. Siamo stati costantemente tenuti all’oscuro di quanto successo e continua a succedere in quelle terre perché è esattamente in quei territori che è avvenuta e continua ad avvenire una serie lunghissima di episodi che “è meglio tacere”. Spesso scegliamo di ignorare, di perseverare nell’indifferenza perché è quello a cui da sempre siamo stati abituati. Esperti e appassionati a parte, il continente africano è quello di cui sappiamo meno in assoluto. Invito voi, come ho invitato me stessa, a chiedermi il perché. Oggi sveliamo qualcosina e lo facciamo nel modo più bello: attraverso la musica. Informarsi sulla storia e le vicissitudini, spesso tragiche, di un paese non deve per forza essere un’attività noiosa o “roba da nerd”. Ogni nazione ha avuto sicuramente almeno un artista rappresentativo, che ha diffuso, per mezzo della sua arte, i suoi sentimenti e le sue lotte per la terra natia. Il post di oggi ribadisce ancora una volta il valore della musica e dimostra che le lezioni di storia e cultura non si trovano solo nei manuali, ma anche nei lyrics delle canzoni. Il risultato è anche più dinamico, interessante e coinvolgente. In questo caso, darò insieme a voi uno sguardo alla storia angolana attraverso le parole e la musica di Bonga Kwenda, LA voce dell’Angola

L’artista, il più rilevante e completo rappresentante non solo della cultura ma anche della storia travagliata di questa terra, nasce 70 anni fa nella provincia di Bengo. Scorrendo la sua biografia, ci si chiede immediatamente come abbiano fatto due genitori africani a chiamare il figlio: José Adelino Barceló de Carvalho. Questo il nome di battesimo di Bonga. Lì per lì si avverte la stessa confusione che si prova quando ci si rende conto che una cosa, qualsiasi essa sia, non è esattamente come ce l’eravamo figurata. Il vero nome di Bonga Kwenda condensa la storia di un paese africano – mi chiedo se ce ne sia stato uno a riuscire a scampare all’orda degli europei e/o occidentali, in base a come ci piace definirci, colonizzatori – che ha subito per secoli una dominazione, in questo caso portoghese, tanto radicata da penetrare nella cultura autoctona e assorbirla in sé quasi completamente.  José Adelino Barceló de Carvalho nasce in un’Angola ancora assoggettata ai portoghesi e diventa adulto durante il delicatissimo periodo che porterà il paese alla rivoluzione e alla, per quanto fragile, indipendenza. Prima atleta affermato, sceglie poi di dedicare la sua vita alla musica nel 1972, soltanto tre anni prima delle sommosse che restituiranno all’Angola la “libertà”, dopo svariati secoli di dominazione portoghese. 

La storia musicale e umana di José Adelino, diventato Bonga Kwenda agli inizi degli anni ’70 proprio per la volontà di assumere un nome di inequivocabile etimologia africana, assomiglia a quella di Mercedes Sosa in Argentina. Entrambi hanno incarnato lo spirito di lotta antifascista e il bisogno di libertà e cambiamento così sentiti nei propri paesi d’origine ed entrambi hanno subito l’esilio per essersi esposti in prima persona. Bonga viene spedito in Olanda nel 1972 perché i testi delle sue canzoni, veri e propri inni alla cultura angolana e alla difesa di questa dall’ingerenza spudorata di quella portoghese, vengono considerati sovversivi e pericolosi. E’ proprio lì che Bonga cambia il proprio nome e pubblica il primo, notevolissimo disco, dal titolo che trasuda un senso di attualità quasi spietato: Angola ’72. L’album contiene uno dei suoi brani più rappresentativi, per testi e per stile musicale: Mona Ki Ngi Xica

La canzone, mostrata qui in una versione live abbastanza recente trasmessa dalla tv francese, è cantata in una delle lingue angolane e parla in maniera diretta dello sfruttamento subito dai suoi conterranei. Mi ha colpito fin da subito questa sorta di discordanza tra i testi così legati alla storia angolana e le sonorità che più che richiamare i ritmi percussivi tipicamente africani rimandano a un certo tipo di musica sudamericana. Il nome di Bonga Kwenda è, iinfatti, associato al genere musicale semba, vero e proprio antesignano della più famosa samba. Ancora una volta ci troviamo di fronte a un elemento su cui riflettere: la semba è un genere musicale angolano ma reca chiaramente dentro di sé caratteristiche del folk portoghese, tanto da suonare, almeno ai primi ascolti, più simile alla musica del paese europeo che non a quella africana per antonomasia. Ad ogni modo, Bonga è riuscito a svincolare questa musica dall’influenza europea, rendendola, grazie anche alle sue parole, perfettamente angolana. Non a caso l’artista è stato più volte definito “the voice of Angola”!

Bonga ha cantato sia nei dialetti angolani che in portoghese. Proprio in quest’ultima lingua è un altro brano cardine della sua carriera, Sodade, contenuto nel secondo album dell’artista, Angola ’74, e cantato in coppia con Cesaria Evora, celebre cantante di Capo Verde, arcipelago africano nell’Oceano Atlantico, anche questo rimasto fino al 1975 sotto dominio portoghese. 

Il pezzo è, secondo me, uno dei più belli del repertorio di Bonga, grazie alla mescolanza di due voci sofferte e appassionate come la sua e quella della Evora

All’indomani dell’indipendenza, l’Angola ha cercato con estrema fatica di recuperare un’identità nazionale rimasta forse per troppo tempo occultata dalla dominazione europea. Il paese è precipitato in un caos politico e sociale tale da essere ancora ben lontano dalla dissoluzione. La voce di Bonga ha continuato e continua a essere la rappresentazione critica di uno stato basato su un equilibrio estremamente precario e in cui la cultura fa ancora fatica a trovare un posto ben definito e dignitoso. La musica di Bonga, molto amata dai connazionali, rimane come messaggera di pace e di riscatto per tutto il popolo angolano. L’ultimo video dell’articolo mostra un’esecuzione live allegra e partecipata di Ngana Ngonga, tratto dal greatest hits, O’melhor de Bonga. Apprezzabilissima la fisarmonica che fa da sottofondo a un pezzo dalla musicalità variegata e coinvolgente.

Salutiamo qui il talento e l’importanza storico-culturale di Bonga per il suo paese, e l’Angola, con la speranza che il paese riesca finalmente a lasciarsi alle spalle un periodo troppo lungo di dominazione e a trovare una propria unica e speciale dimensione. Se ci riuscirà, in un futuro si spera breve, sarà stato anche per merito di Bonga

Enjoy and breathe the colors…

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