“Viaggio di andata, senza ritorno” – Livorno secondo Bobo Rondelli

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bandiera italiana

Pensando alle eventuali rotte che Colors on the loose avrebbe seguito nelle sue avventure, non mi era mai venuta l’Italia. L’obiettivo principale, quello di andare alla scoperta delle musiche del mondo, sembrava quasi escludere a priori il soffermarsi, di tanto in tanto, sugli esiti musicali del nostro Paese. A distanza di qualche mese dall’inizio della “navigazione”, questa, chiamiamola, posizione sembra iniziare un po’ a vacillare. Perché non includere anche l’Italia tra le varie tappe di questa peregrinazione musicale? Solcare le nostre coste, per quanto raramente, può aiutare a respirare la ricchezza culturale dei nostri territori – quella che riesce ancora a sopravvivere! – apprezzandone le varianti popolari e gli esempi cantautorali impegnati locali. Avverto coloro che ogni tanto incrociano la nostra nave che non sarà, questa, una cosa frequente, soprattutto perché non sono una grande conoscitrice delle diverse realtà musicali regionali, e ne approfitto, anche per questo, per chiedere a voi qualche suggerimento per post futuri sul nostro Paese. Per ora, vediamo cosa succede questa settimana…

…scrivo da Via dell’Angiolo, a due passi, non metaforici, da Via Grande e da Piazza della Repubblica. Chiunque sia stato a Livorno, riconoscerà questi posti e saprà che qui si è in pieno centro città. Livorno e la Toscana. E’ tanto tempo che ci vengo almeno un paio di volte all’anno e, per certi versi, anche questi luoghi sono un po’ casa mia. Conosco abbastanza bene questa regione per apprezzarla in tutti i suoi aspetti: da quello collinare dagli splendidi paesaggi da tele su cavalletto e dalle ottime produzioni vinicole a quello marittimo della lunga costa tirrenica con le tante isole e isolette, passando per quello storico-culturale delle meravigliose città d’arte. Livorno è un ottimo esempio di marina toscana. Entrando in città da sud, le scogliere che decorano il profilo cittadino, sebbene le conosca ormai molto bene, riescono ancora a togliermi il fiato, soprattutto in certe ore al tramonto. Rimarrei ancora sempre molto tempo sulla maestosa Terrazza Mascagni, in pieno lungomare livornese, a osservare, nelle giornate di particolare nitidezza, le sagome delle isole che si stagliano di fronte. Siamo in una città portuale, per questo, colorata e colorita, ricca di etnie diverse, attraversata da un lieve caos folkloristico, e nella cui aria si percepiscono i passaggi dei flussi di persone giunte e ripartite, nella storia, da questo porto. Una città semplice, popolare e proletaria, senza troppi orpelli, e dalle rosse radici politiche ancora, per fortuna, fortemente sentite. 

Affacciandomi alla finestra di questa viuzza centrale, scorgo il traffico e il passeggio della via principale, vedo i gabbiani svolazzare a ricordarci che qui siamo in una  città di mare e, spesso, ammiro aggirarsi, proprio qui giù, con fare semplice ma vivace Bobo Rondelli, cantautore celeberrimo qui per i concittadini e ambasciatore dello spirito livornese in giro per l’Italia. Se l’artista non ha certo bisogno di pubblicità in questa regione, merita sicuramente di “essere diffuso” al resto del Paese – per chi ancora, ovviamente, non lo conoscesse. E’ a lui e a questa città, che mi “ospita” da anni, che dedico questo post! Ma chi è Bobo Rondelli

Roberto Rondelli – credo comunque nessuno qui lo identificherebbe immediatamente sotto questo nome! – nasce qui a Livorno esattamente 50 anni fa anche se a vederlo, onestamente, non si direbbe. Il suo fare da ragazzo ribelle gli toglie qualche annetto. Ha ormai alle spalle una carriera ventennale che, iniziata con vari gruppi, primo fra tutti Ottavo Padiglione, prosegue tra album solisti e collaborazioni con altri artisti. Se affidare a un genere specifico la musica di Rondelli non è impresa proprio facilissima, muovendosi essa sinuosa tra canzone d’autore, jazz, reggae, musica balcanica  e swing, molto più chiaro è ciò che traspare dai suoi testi, spesso condensazioni delle tipicità di una città che, nonostante un’identità forte e fiera, si è trovata ad affrontare, e lo fa ancora, tante difficoltà. Tutta la produzione musicale del cantautore è attraversata dall’anima livornese, presente nei titoli e nei temi affrontati in molti brani e album. Il nome stesso del gruppo in cui Rondelli ha suonato e cantato fino, approssimativamente, al 2000, Ottavo padiglione, fa riferimento a uno dei reparti che erano presenti nell’ospedale psichiatrico della città. Ascoltare le sue canzoni è uno dei modi migliori per conoscere Livorno. Per questo motivo, ho scelto come primo video da mostrare, non un brano vero e proprio, bensì un piccolo frammento tratto dal documentario girato dal celebre regista, sempre livornese, Paolo Virzì, e dedicato proprio all’amico cantautore. E’ un estratto di appena due minuti, molto divertente, in cui i due fanno un giro in macchina in città ricordando Gigiballa, un orso che, anni fa ormai, viveva nello zoo cittadino e che aveva conquistato tutti con il suo particolarissimo “verso”. 

Chiunque a Livorno, tranne forse i giovanissimi, ricorda quest’orso, tenuto in cattività, sfruttato e, per questo, sofferente. Bobo Rondelli gli dedicò questa canzone esattamente 20 anni fa. Essa è presente nel primo album, omonimo, pubblicato come Ottavo padiglione. E’ una ballata, dagli accenni folk e, a tratti gitani, e dal testo che ispira tenerezza e tristezza e che ricorda e denuncia le condizioni in cui versava l’animale. Nel video tratto da L’uomo che aveva picchiato la testa di Virzì si può sentire, non in altissima qualità, un assaggio del pezzo. Devo dire che si tratta di uno dei miei preferiti in assoluto e avrei potuto postarlo integralmente. Il frammento tratto dal documentario mi sembrava, a ogni modo, perfetto in veste introduttiva alla musica e alla personalità del cantautore e, più in generale, alla città. Gigiballa è un pezzo della memoria livornese reso immortale da un brano sofferto e intenso che riproduce il verso di lamento dell’orso e fa luce, nel contempo, su uno dei tanti aspetti difficili della città. 

Nel corso della sua lunga carriera Rondelli si è avvalso di collaborazioni con diversi ottimi artisti, primo fra tutti il grandioso maestro Stefano Bollani che ho avuto il piacere di apprezzare in un MAGNIFICO concerto lo scorso luglio nello storico teatro Petruzzelli di Bari. Bollani, che ha anche ospitato Bobo nel suo programma tv Sostiene Bollani, ha prodotto, arrangiato e suonato in tutti i pezzi del disco Disperati, intellettuali, ubriaconi, uscito nel 2002 e secondo da solista del cantautore. Tra i brani presenti nell’album, una versione riarrangiata de I Vitelloni, pezzo del 1995, comparso per la prima volta nel secondo album dell’Ottavo padiglione, Fuori posto. Si tratta di una canzone in pieno stile “rondelliano”, in cui si mescolano ritmiche e fiati dal sapore balcanico e testi canzonatori e profondamente irriverenti. 

Dopo alcuni anni di silenzio, nel 2009, Rondelli ritorna con uno dei suoi dischi più maturi e più riflessivi, Per amor del cielo. E’ un album più introspettivo in cui il cantautore si lascia andare a sonorità più malinconiche e intime, attraverso cui canta l’amore per la sua città e le tante problematiche che questa, quotidianamente, cerca di fronteggiare. Esempio rappresentativo, il brano Madame Sitrì, dal nome di una maîtresse realmente esistita in passato in questa città. Nel video, la voce di Rondelli, cavernosa ma dolce come i fiumi di vino che scorrono tra le varie, tante, osterie livornesi, si muove su alcune belle immagini della città e racconta una storia di mare e marinai e di tutto quello che c’è intorno, nel pieno spirito di una città portuale che tante e tanti ne ha visti arrivare, passare e ripartire.

Bobo Rondelli mi piace per la sua musica e per i suoi testi, per il suo atteggiamento spontaneo e genuino che traspare dai suoi live entusiasmanti e molto coinvolgenti. Qualche anno fa ho avuto il piacere di assistere a un suo concerto a Lari, piccolo, molto piccolo, paesotto in provincia di Pisa. Un live divertente e di alta qualità nella piazzetta di questa rocca adagiata su una collina e animata, in quell’occasione, da una bella atmosfera carnevalesca da fiera paesana. Davvero un bel concerto, intenso e soddisfacente. Anche se non tratto da quella serata, il prossimo video mostra Bobo eseguire Non voglio crescere mai, cover di I don’t wanna grow up del musicista americano Tom Waits. La versione del cantautore è diventata un vero e proprio inno di protesta contro le brutture del nostro Paese e contro le assurdità vere e proprie che sono entrate nella nostra cultura, quella italiana in generale, da un po’ di tempo a questa parte. In passato, altri cantautori italiani avevano provato a tradurre il pezzo di Waits ma con esiti poco felici. Rondelli invece è riuscito a rendere la canzone quasi “italiana” e il testo di denuncia è semplice, essenziale, corrosivo e senza peli sulla lingua, proprio come lui. 

Ultimamente Bobo Rondelli collabora con l’Orchestrino, band di fiati e strumenti ritmici che spazia dal jazz al blues e con una forte inclinazione per l’improvvisazione libera. Insieme hanno realizzato proprio quest’anno il disco A famous local singer, un assaggio del quale si può apprezzare nel pezzo Puccio Sterza. Il nome del brano, che a molti potrà sembrare singolare, qui a Livorno, in realtà, rappresenta qualcosa di stranamente illustre. Sul muro che fiancheggia un curvone all’ingresso della città da sud, da anni compare questa scritta. Ogni volta che qualcuno, forse il comune, la cancella, qualcun altro la riscrive. Non sono ancora riuscita a scoprire quale storia o leggenda si celi dietro questa cosa ma, ancora ora, tutte le volte che passo da lì, questa sorta di “motto” mi fa sorridere. In questo pezzo, quindi, come negli altri, si ritrova qualcosa di rappresentativo di questa terra. 

Per concludere questo lunghissimo, non me ne vogliate, articolo, un ultimo piccolo aneddoto. All’inizio di luglio di quest’anno, nella calura di un mezzogiorno barese, io e una mia amica, passeggiando e chiacchierando, sentiamo note musicali venirci letteralmente incontro. Non potete immaginare quale enorme sorpresa abbia avuto vedendo che la band che suonava camminandoci incontro era proprio l’Orchestrino con a capo proprio Bobo Rondelli che cantava nel suo megafono. Il gruppo, itinerante per le vie centrali di Bari, è riuscito a formare dietro di sé una vera e propria processione di gente incuriosita e divertita. Per me è stato un po’ come essere a Livorno pur essendo a Bari, in un mix perfetto delle mie due “città di adozione”! Chiudo inserendo qui una foto, per quanto di bassa qualità, strappata a Bobo e all’Orchestrino in un momento di sosta in Piazza Cesare Battisti. Quella sera il gruppo avrebbe suonato sempre a Bari, prima di ripartire per un tour che li ha portati, per tutta l’estate, in moltissime città italiane. E chissà che non capitino, prima o poi, anche dalle vostre parti!

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Enjoy and breathe the colors..

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