Hasta siempre Compay! – Alma musical de Cuba

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Bandiera Cuba

Tre mesi fa nasceva Colors on the loose! Nasceva con l’intento di viaggiare, viaggiare e viaggiare, geograficamente, metaforicamente e, soprattutto, musicalmente. Nelle settimane che hanno preceduto l'”inizio della navigazione”, ho pensato parecchio a come dar forma a questo blog, a come suddividere in categorie “smart”, immediate e semplici i contenuti che lo avrebbero man mano arricchito e costruito. La sezione onde storiche – che notate nel menu appena sotto il “motto” della pagina – è nata in maniera del tutto naturale, appendice essenziale in uno spazio dedicato alla musica. Questa categoria avrebbe ospitato personalità – e ce ne sono tante! – che hanno fatto la storia della musica, tradizionale o meno, del proprio Paese e le cui onde, sonore e non, continuano a lasciare tracce significative sulle proprie terre musicali e su quelle del mondo restante. L’idea prevedeva di parlare non solo di artisti passati ormai, come si usa dire, a miglior vita, ma anche di band che, seppur non più attive, continuano a essere abbondantemente influenti. Finora onde storiche ha raccolto le storie di vita e di musica di quattro artisti, alcuni deceduti, altri ancora viventi, diversissimi tra loro ma, nel contempo, simili nell’importanza che hanno avuto nel panorama musicale locale e mondiale. Questa settimana, questa sezione si arricchirà di un’altra storia e di altre sonorità. Sono contenta perché quella che ci apprestiamo a cavalcare è un’onda storica per antonomasia! Non ci potrebbe essere articolo più adatto a questa categoria di quello che, in questa settimana alle soglie dell’autunno, racconta di un viaggio a Cuba e dell’incontro con l’alma tutta cubana di Compay Segundo

Devo ammetterlo: non sono mai stata una grande appassionata di musiche centro-sud-latino-americane e penso che mai lo diventerò. C’è tuttavia qualcosa in alcuni artisti che spazza via certe barriere di genere e fa apprezzare l’autenticità di un messaggio musicale che, oltre a diffondere ritmi caldi e ballabili, si fa testimonianza dell’anima, della storia e della vita di una terra e di un popolo. Compay Segundo occupa un posto speciale per me perché è stato uno dei pochi a farmi apprezzare una tipologia musicale di solito alquanto distante dai miei gusti e perché nel suo armonico, nella sua seconda voce, nel suo sorriso e, prima di tutto, nei suoi 95 anni di vita, c’è davvero tanto di Cuba.  Già il nomignolo, Compay Segundo, mi è estremamente simpatico. Se poi a questo si aggiungono la sua allegria, il suo sigaro e la sua sapienza quasi centenaria al sapore di rum, diventa esattamente il compare che tutti vorremmo avere. Ma chi era davvero Compay Segundo? Meglio ora dire qualcosina in proposito e passare finalmente alla parte migliore, la sua musica!

Maximo Francisco Repilado – questo il suo nome di battesimo – nacque in un piccolo villaggio nei pressi di Santiago di Cuba, nell’estremo est del Paese. Era il 1907 e, come tanti bambini del posto, alternava i giochi sulla spiaggia al lavoro nelle fabbriche di tabacco. La sua è una storia di grande semplicità, povertà e sofferenza che cerca, fin dall’inizio, un rifugio e un riscatto nella musica. Prima ho fatto riferimento all’armonico. Si tratta di una sorta di chitarra a 7 corde che un giovanissimo Francisco creò su misura per lui e per la musica che iniziò a comporre fin dall’adolescenza. Il primo pezzo dell’articolo risale al periodo compreso tra il 1942 e il 1955, anni in cui, approdato a L’Avana, il futuro Compay formò e tenne in vita con l’amico Lorenzo Hierrezuelo il duo Los Compadres

Il brano introduce sia alla musica di Francisco Repilado che alla spiegazione del suo nomignolo che proprio in quegli anni gli venne affibbiato da una radio locale. Se Lorenzo Hierrezuelo era il Primo Compay perché voce principale del duo, Francisco diventò Compay Segundo per le sue consuete seconde voci. Tale rimarrà per tutto il resto della sua carriera. La musica del duo – lo dice anche il titolo del brano ascoltato – raccontava la vita rurale delle regioni orientali dell’arcipelago caraibico, sviscerandone le peculiarità e le difficoltà. 

La vita di Compay Segundo è stata segnata, in tutta la sua durata, dalla musica ma anche dal lavoro. Dopo aver abbandonato il duo dei Los Compadres e aver formato il gruppo Compay Segundo y sus muchachos, questi ritornò nella sua fabbrica di tabacco, lavorandoci fino alla pensione nel 1970. Dedico il resto dei suoi anni alla musica, viaggiando in tutto il mondo ed esportando il suono caldo e piacevolissimo della sua patria. Son cubano, così è solitamente chiamato il genere che caratterizza il Paese, scrigno sonoro in cui è custodito un mix prezioso di ritmi ereditati dagli schiavi provenienti dall’Africa e di musica di discendenza europea. Ho letto qua e là che questo genere iniziò ad affermarsi in occasione di feste chiamate changuì che si tenevano nelle campagne cubane. Ed è proprio una sorta di gioioso ritrovo folkloristico quello che si ammira nel videoclip di El camison de Pepa, brano più recente di Compay

Il video mi è piaciuto moltissimo fin dall’inizio per la scioltezza dei ballerini, per l’atmosfera allegra e per la bravura sullo strumento di un Compay già avanti con gli anni. 

Di solito si dice che le cose più belle ce le si lascia alla fine, pregustando sornioni il loro arrivo. Ho fatto più o meno così anche io, qui, nel post di questa settimana. Il brano successivo, l’ultimo, è quello tramite cui ho conosciuto Compay Segundo – canzone, tra l’altro, resa famosissima dal film documentario Buena Vista Social Club di Wim Wenders – ed è quello con cui pensavo di aprire il post. Strada facendo, ho pensato, invece, di chiudere col botto. Chan chan per me è il “botto”! Ho sempre trovato questa canzone bellissima, traboccante di una carica ammaliante sensazionale dovuta all’impasto sonoro perfetto di chitarre/armonico e voci. Qui è in una versione live tratta da un concerto che Compay tenne a L’Olympia di Parigi nel 1999. L’onda dolce su cui si svolge il brano ci culla verso Cuba e, se chiudiamo gli occhi, riusciamo quasi a percepire il suo sole caldo sulla pelle, l’odore dei sigari e del rum, e l’anima immortale di questo grandissimo artista. 

Enjoy and breathe the colors…

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