Settimana in Mali. La chitarra multicolore di Habib Koité

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bandiera mali

Questa settimana si torna in Africa. Dopo il Congo e la Tunisia, si raggiunge il Mali per conoscere Habib Koité. Non so a quanti di voi questo nome dica già qualcosa. Per quanto riguarda me, devo ammettere che fino a pochissimo tempo fa non avrei saputo cosa dire a chiunque mi avesse parlato di lui. Mi piace molto la musica africana. Sfortunatamente, però, mi riesce ancora difficile distinguere tra le innumerevoli tradizioni musicali che colorano questo enorme continente. Musica dell’Africa araba e del Maghreb a parte, il mio orecchio percepisce il resto ancora come un dipinto essenzialmente uniforme, per quanto piacevolissimo e ricco di colori. Non è così e pian piano voglio imparare a cogliere, anche grazie a questo blog, le differenze  musicali nazionali presenti in Africa. Torniamo per ora all’artista a cui l’articolo di questa settimana è dedicato. Risale a poche settimane fa l’ascolto del pezzo che mi ha introdotto a Habib Koité. Non sarei mai riuscita a pensare al Mali come al paese di provenienza dell’artista; lì per lì ho pensato: ecco un ottimo esempio di musica africana; potrei parlarne nel blog! Eccolo qui nella versione da studio:

Il suono particolare di una chitarra su un cantato dolce impreziosito da cori tenui eppure efficaci e da un’allegra sezione di fiati ha reso immediatamente questo pezzo un ascolto pieno di una bellezza musicale degna di essere esplorata. E l’esplorazione ha condotto a una notevole scoperta: Habib Koité non è uno dei tanti cantanti africani, è una vera e propria leggenda in Mali, nel resto del continente e nel mondo; la sua chitarra è da una ventina d’anni una delle più rappresentative dell’Africa. Il brano appena ascoltato fa parte dell’ultimo album (2007) del chitarrista maliano. I titoli della canzone e del disco, rispettivamente Africa e Afriki, suggeriscono un’attenzione particolare alla propria terra. Il sito ufficiale parla di un album interamente dedicato ai problemi, alle battaglie, ma anche ai difetti e ai lati negativi del continente africano. 

Andando a ritroso, si scopre che Habib Koité, nato nel 1958, proveniente da una lunga stirpe di Khassonké Griots – che in Europa chiameremmo cantastorie -, formatosi da autodidatta assorbendo letteralmente dai genitori l’attitudine alla musica, si trasforma in cantante delicato e intimista e, soprattutto, in un chitarrista estremamente talentuoso e creativo. Prima di passare alla chitarra, Koité aveva imparato a suonare su uno strumento tradizionale maliano, il Kamele n’goni, cordofono a 4 corde. L’influenza di questo inizio lo porta a sviluppare una personalissima tecnica musicale: suonare con un’accordatura basata su scala pentatonica e/o su open strings, quasi come la chitarra fosse un kamele n’goni

In una carriera ormai quasi ventennale Koité ha pubblicato solo 4 album in studio ma ha all’attivo un vero e proprio record: più di 1000 concerti, tra le cui venues figurano alcuni tra i palchi più importanti del mondo. Il secondo pezzo che ci apprestiamo ad ascoltare, intitolato Wassiye e tratto dal secondo album, Ma Ya (1998), qui in un’intensa versione live, mostra la grande raffinatezza di composizione e di esecuzione strumentale e vocale dell’artista, oltre a una serie di interessanti strumenti tradizionali. 

La musica di Habib Koité è un miscuglio sofisticato di tradizione, flamenco e blues. A proposito di quest’ultimo, nel 1999 il cantautore maliano gira il mondo in tour in coppia con il chitarrista blues statunitense Eric Bibb. Il blues di Bibb, perlopiù acustico, vicino a quelle roots tormentate tipiche del genere, e la chitarra virtuosa e la voce morbida di Koité, ricreano, attraverso le loro performance congiunte, quel legame imprescindibile tra musica africana e blues. Nel connubio delle loro voci e delle loro chitarre si percepisce un’origine comune, un’intesa naturale ed è come se le dimensioni temporali di passato, presente e futuro si trovassero a convivere nello stesso momento, sulle note dei due musicisti, in un rapporto tanto armonico come quello tra una madre e un figlio. Qui di seguito Habib Koité ed Eric Bibb eseguno live Tombouctou.

Enjoy and breathe the colors…

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  1. Pingback: Habib Koité – Tour mondiale | Colors on the loose

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