E Australia SIA ♪

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bandiera australia

Questa settimana è diversa. Tutti gli articoli scritti finora mi hanno emozionato. Nonostante, ancora,  non ne abbia riletto nemmeno uno, li ricordo tutti e li lego a precise particolarità, a momenti ben definiti. Questa settimana è diversa. Tutto, fino all’articolo di oggi, si è originato dall’incontro tra interesse personale e ricerche di informazioni, dalla compenetrazione di passione e studio. Articoli, talvolta, alquanto lunghi, somme di pensieri soggettivi e notizie sugli artisti. Questa settimana è diversa. La questione ora si fa più intima. Diventa estremamente personale e lo diventa nel momento in cui, nei momenti che precedono la scrittura, non penso a niente. Non penso al genere musicale di cui parlare, non mi interrogo su quale continente e quale nazione focalizzarmi questa volta e non avvio la benché minima ricerca, riguardi questa informazioni o videoclip. Questa settimana è diversa perché tutto nasce esclusivamente dall’amore – sì, mi permetto di usare questa parola – che nutro nei confronti dell’artista di cui mi appresto a scrivere. La bandiera in apertura ne specifica la provenienza. Siamo in Australia. Terra sensazionale, non c’è che dire, eppure questa volta semplicemente funzionale al racconto breve e sentito su … Sia Furler

Rivelato finalmente il nome della cantante/cantautrice a cui questa settimana Colors on the loose dedica tutta la sua attenzione, a differenza degli altri articoli, ben poche notizie ci saranno, questa volta, sull’artista. Preferisco non dilungarmi molto con le parole e lasciare che sia l’immensa forza comunicativa della voce e della scrittura musicale di Sia a essere al centro di tutto.

A chi di voi questo nome suonerà familiare, avrà sicuramente sentito parlare della cantante trentottenne australiana come voce collaboratrice di famosissimi dj, primo fra tutti David Guetta. Sia Furler è, comunque, anzitutto, una grande compositrice, autrice di una serie di splendidi album da solista di cui in Italia sembra non sia arrivata nemmeno un’ombra sbiadita. Scrivo anche per questo motivo. Ora, senza dirvi quasi nulla di Sia, vi introduco a lei attraverso un primo brano, qui proposto in una esibizione live a dir poco PERFETTA. 

Questo pezzo, Breathe me, tratto da Colour the small one (2004), terzo album in studio di Sia, è entrato a far parte della mia vita come una scossa positiva. La prima volta che l’ho ascoltato mi ha dolcemente destabilizzato, mi ha astratto dal contesto spazio-temporale in cui mi trovavo, sospingendomi verso un qualcosa di non ben identificato, facendomi provare più o meno la sensazione di vastità che si prova guardando il mare, di cui l’orizzonte è, in realtà, solo un confine fittizio. Innumerevoli volte ho ascoltato questa canzone durante gli altrettanto innumerevoli viaggi in treno del mio passato da pendolare. Colonna sonora sul film dei paesaggi, fuori dal finestrino, sempre uguali eppure vissuti, di volta in volta, in modo differente. Il testo malinconico, bisognoso di essere ascoltato e accolto quasi come un appello accorato risulta, in questa versione live, ancora più sentito grazie agli archi preponderanti e al cantato di Sia che raggiunge la perfezione, soprattutto nel passaggio dal quasi sussurrato delle strofe all’esplosione finale. Ogni volta, ogni singola volta, è commozione. 

Il live in Sydney da cui Breathe me è tratto è un concerto magistrale e ne consiglio la visione integrale. Tutte le canzoni inserite in questo articolo sono da esso estrapolate. Il secondo pezzo che propongo, Lentil, è incluso nell’album successivo della cantautrice, Some people have real problems (2008) ed è sicuramente uno degli esempi più completi di ballata malinconica e surreale in tipico stile Furler

Nel repertorio di Sia non ci sono solamente canzoni struggenti. Gli ultimi tempi hanno visto la cantante cimentarsi con pezzi più allegri e più, si potrebbe dire, ricchi di colore. Tantissime, anche, le collaborazioni tra l’australiana e altri artisti, prova di una sua grande e apprezzabile versatilità. Una delle migliori quella con il duo inglese di musica elettronica degli Zero 7, di cui è stata voce di spicco a lungo. L’ultimo video di oggi riguarda Destiny, uno dei pezzi più famosi incisi con gli Zero 7 che Sia esegue sempre nel suo concerto di Sydney. 

Si chiude qui il post di quest’ultima settimana di agosto; probabilmente, nella sua quasi totale mancanza di notizie sull’artista e nella contemporanea abbondanza di pensieri soggettivi, il più personale scritto finora. Mi auguro che la maestria e la purezza di Sia si diffondano di più nel nostro paese e che regalino più o meno le stesse emozioni indelebili che hanno lasciato e che continuano a lasciare a me. Su quest’ultimo punto ho, comunque, ben pochi dubbi.. 😉

Enjoy and breathe the colors!

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