Canzoni in ♪ sol… levante.

Standard

Bandiera giappone

Here we go again! Si riparte e, onestamente, non vedevo l’ora. La pausa di Ferragosto ha affollato le idee, moltiplicato il numero delle ipotetiche destinazioni e fornito parecchio materiale. Bisognava riprendere la navigazione per sbrogliare la matassa e continuare questo viaggio musiculturale che, per le sue caratteristiche, è infinito – nell’accezione migliore che questo aggettivo possa avere. 

Dato il ventaglio di possibili tappe venutosi a creare, la scelta è ricaduta su quella, per me, più difficile da trattare: il Giappone. Prima nazione a venirmi in mente mentre pensavo a quale luogo mi sarebbe piaciuto dedicare il primo post del “dopo vacanze”, si è rivelata, nel contempo, estremamente complessa, date le mie – devo ammetterlo! – scarse conoscenze in merito. Ho deciso, a ogni modo, di non rimandare questa tappa e di dare il via a un’esplorazione. Sono molto contenta di non aver abbandonato l’idea perché questo articolo è frutto di due piacevolissime scoperte. 

Quando penso al Giappone mi viene in mente – perdonate gli eventuali luoghi comuni – una sorta di entità ambivalente, caratterizzata da un’alternanza sorprendente tra un aspetto antico, tradizionale in un senso quasi rigido, spesso definito da immagini di piccoli templi solitari e abiti meravigliosi, e un altro violentemente moderno, preda di ritmi frenetici, quasi robotico. Ad affascinarmi è la compresenza di queste due anime così distinte eppure così apparentemente ben integrate. Per questo motivo ho deciso di scrivere, in questo post, di due esiti musicali parecchio differenti, frutti tuttavia della stessa società culturale giapponese.

La prima scoperta musicale fa riferimento agli Shang Shang Typhoon, band attiva dalla fine degli anni ’80, composta da diversi elementi tra cui due cantanti dalle accattivanti vocine quasi stridule e da un leader tanto creativo da suonare il sangen, sorta di banjo a cui sono state impiantate le corde dello shamisen, leggendario strumento tradizionale nipponico. La canzone che propongo di seguito, purtroppo in versione statica da disco, è quella che mi ha portato a conoscere il gruppo. Pezzo estremamente orecchiabile, il cui titolo in italiano corrisponderebbe all’esortazione “balliamo!”, colpisce per il motivetto allegro e perché dà già un’idea delle caratteristiche musicali della band, assimilabili, almeno in parte, alla musica folk tipica di Okinawa, nell’estremo sud del Paese. 

La musica degli Shang Shang Typhoon è un piacevole mix di elementi differenti, dal rock al reggae, con una spiccata inclinazione per il folk tradizionale giapponese, in patria chiamato min’yo, equivalente nipponico del country statunitense. La band ha avuto riscontri positivi anche fuori dai confini nazionali, arrivando a esibirsi perfino in Europa. L’aspetto “live” ha suscitato la mia curiosità. Pare il gruppo sia famoso per le scelte originali delle venues dei concerti: mercati ittici, templi, cimiteri e cantine di sakè, il tipico alcolico giapponese. Il video che segue mostra il gruppo durante uno show dal vivo. Non è stato possibile trovare una traduzione in italiano del titolo del brano ma il video ci consente di apprezzare la scenografia artistica e i costumi tradizionali indossati dai componenti. 

Con una brusca virata passiamo dalle canzoni abbastanza tradizionali degli Shang Shang Typhoon a un pezzo più, si potrebbe dire, universale, testimonianza di quel Giappone non troppo lontano dal cosiddetto Occidente.  A fare da trait d’union tra Est e Ovest, il genere musicale in questione: il jazz. Se questo poco e niente sembra avere a che fare con la cultura giapponese, così non è per l’artista che ci apprestiamo a scoprire: Hiromi Uehara, nata e cresciuta nella cittadina di Hamamatsu, sud-est del Paese.

Hiromi, 34 anni, musicista da sempre, collaboratrice di jazzisti di fama mondiale come Chick Corea e Stanley Clarke, si forma al prestigiosissimo Berklee College of Music di Boston e dal 2003 porta in giro per il mondo il suo incommensurabile talento e le sue composizioni dal particolare gusto fusion. Osservandola in alcuni video live, colpisce la sua bravura indiscussa ma anche e, soprattutto, la carica di sensibilità e di energia che dalle dita dell’artista giapponese si trasmette ai tasti del pianoforte per poi arrivare direttamente all’ascoltatore, in tutta la sua purezza. Il video scelto mostra l’esibizione di Now or never, pezzo tratto dall’album Voice (2011), eseguito in trio con il batterista Simon Phillips e il bassista Anthony Johnson. Non è un ascolto facile ma è sicuramente rappresentativo dell’anima musicale e umana di Hiromi, orgoglio musicale giapponese nel mondo. 

L’articolo si chiude qui, dopo aver illustrato, seppur brevemente, due aspetti musicali nipponici. Sta a voi scegliere quale dei due preferire o se apprezzarli entrambi, nella loro diversità. Resta il fatto che il Giappone, come tutte le nazioni, non ha deluso. Il veliero di Colors on the Loose può, quindi, rimettersi a navigare soddisfatto. 

Enjoy and breathe the colors.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...