Mercedes Sosa: voce universale di protesta dall’Argentina al mondo.

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bandiera argenitna

Che cos’è la musica e cosa sono le parole in musica? Si sentono, in giro, risposte di tutti i colori. La musica è amata da tantissimi: c’è chi afferma fieramente di non poter vivere senza; chi la usa per dare un sottofondo ai propri sogni; chi lega romanticamente i momenti importanti della propria vita a una canzone, e così via. La musica è, al tempo stesso, non apprezzata: alcuni la considerano un elemento superfluo e pressoché inutile della vita; altri la riducono, sbuffando, a un semplice strumento di evasione; altri ancora, semplicemente, non vi fanno caso. Le risposte non si contano perché la musica è materia incandescente che ognuno di noi plasma seguendo i propri parametri, le proprie sensazioni e esperienze di vita. Allo stesso modo, le parole in musica, filtrate dal nostro vocabolario personale, si adagiano dentro di noi sul comodo letto della nostra interpretazione. Che cos’è la musica? Per me, è talmente tante cose da sfuggire a una definizione univoca. So per certo, però, che essa ha un potere immenso, il più importante: quello di cambiare il mondo. Tra i vari esempi, innumerevoli, di ciò, ho scelto, per questo primo spazio di colori  musicali di agosto, una delle espressioni più alte del potere positivo della musica a servizio del cambiamento per un mondo migliore: la voce argentina e universale di Mercedes Sosa

Questo post è nato contemporaneamente dall’idea di mettere a tacere quel pregiudizio secondo cui la musica sarebbe solo un inutile ornamento dell’esistenza e dalla voglia di celebrare e ricordare un’artista che è stata un esempio di Donna e una voce musicale e politica  di una grandezza tale da essere ormai immortale. Mercedes Sosa (1935-2009), che definiva se stessa una cantora popolar, che gli altri chiamavano la negra e che,successivamente, il mondo riconobbe come la voz de América, è stata l’essenza musicale più significativa della protesta contro le dittature militari in Argentina negli anni tra il 1967 e il 1982. A metà degli anni ’60, quando la dittatura non aveva ancora mostrato i suoi aspetti più brutali, la giovane Mercedes cantava già per gli oppressi. La cancion del derrumbe indio (1966), canzone di denuncia dei soprusi da parte degli uomini bianchi sulle donne indigene, dà il via a quarant’anni di attività musicale impegnata politicamente e socialmente. Il seguente video mostra una Mercedes trentenne che esegue il pezzo accompagnandosi semplicemente con un tamburo e cantando con una voce fiera e ispirata. 

Mercedes Sosa già dalla metà degli anni ’50 era entrata a far parte del Nuevo Cancionero, movimento che si impegnava, da un lato, a recuperare il patrimonio folcloristico musicale argentino e, dall’altro, a diventare guida, attraverso testi impegnati, degli ultimi e degli oppressi nelle loro lotte per la giustizia e la libertà. Gli esponenti della cosiddetta nueva cancion ebbero quasi tutti un destino poco felice: molti di loro finirono negli elenchi tristemente famosi delle migliaia di desaparecidos; molti altri conobbero l’esperienza umiliante dell’esilio. Tra questi ultimi anche lei, rimasta (soltanto fisicamente, mai con l’anima!) lontana dalla patria dal 1979 al 1982, dopo aver conosciuto l’asprezza della censura.  

Album come Mujeres argentinas e Hasta la victoria entrano nella storia dell’Argentina e del mondo come testimonianze di presenza attiva della musica nei processi di protesta e di lotta. Sul finire degli anni ’70, la voce di Mercedes intona uno dei brani più significativi del suo repertorio. Solo le pido a Dios viene prontamente censurata dal regime nel 1978. Nonostante ciò, stringe in un abbraccio pieno di speranza il popolo argentino e da lì si trasmette al resto del mondo, diventando uno dei canti più importanti contro la guerra e contro l’indifferenza. Una parte del testo recita: 

Solamente chiedo a Dio
che la guerra non mi sia indifferente
è un mostro grande e calpesta ferocemente
tutta la povera innocenza della gente

La versione qui proposta è tratta da un live del 1984 nel quale la Cantora è accompagnata da Leon Gieco, celebre cantautore argentino e autore della canzone.

Guardo il sorriso materno di Mercedes indirizzato al pubblico/popolo e ascolto la sua voce che è stata stratificazione delle voci di migliaia di argentini e, improvvisamente, è come se mi sentissi parte di loro. Sento una grande solidarietà che è la vicinanza di chi vive condizioni di disagio, di coloro a cui viene negata la possibilità di esprimersi appieno e liberamente. Oggi ci saranno pure situazioni diverse, sarà pure più difficile rintracciare l’autenticità di certi ideali ma le sofferenze dei popoli, le privazioni, l’affossamento della libertà, l’annichilimento dei valori di pace e comunanza non sono poi così diversi. Figlia di questo XXI secolo, mi trovo più volte a dubitare del senso della lotta e delle possibilità di riscatto. La voce di Mercedes Sosa, che è quella di tutti i “non privilegiati”, mi dà motivo, invece, di continuare a credere in un futuro migliore e, prima ancora, nella necessità e nell’importanza di non rimanere in silenzio, di non indugiare nell’indifferenza. Todo cambia, tutto cambia, recita il titolo di uno dei pezzi più famosi de La Negra (composta dall’artista cileno Julio Numhauser). Il suo modo di cantare e il testo del brano danno ancora valore alla speranza e alla fiducia nel cambiamento. Concludo questo post con il video della canzone – sottotitolato in italiano affinché si possa apprezzare il testo senza difficoltà – e con una piccola e semplicissima parola da parte mia per la grande Mercedes: gracias! 

Enjoy and breathe the colors!

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