Tunisia: misticismo jazz sulle corde di un oud.

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bandiera tunisia

La nave utopica di Colors on the loose veleggia da nord a sud e, imboccando lo stretto di Gibilterra, fa il suo ingresso nel Mediterraneo per fermarsi, questa volta, in Tunisia. Un approdo sulle coste del Paese maghrebino per raccontare, in breve, la storia di Dhafer Youssef, musicista, cantante e compositore di immenso talento. Una bella storia di musica e, soprattutto, di riscatto e di vita. 

Prima di dire qualcosa su di lui e di passare ai video – cosa più importante! – volevo rendervi partecipi di come è avvenuta la sua scoperta. Appassionata di musiche di ogni provenienza, sebbene ci siano davvero uno e tanti mondi da scoprire, mi trovo a non sapere, a volte, come e cosa cercare. Un giorno, presa da tale “mancanza di ispirazione”, decido di “indagare” su strumenti musicali, come dire, poco consueti. Ecco che salta fuori l’oud, splendido liuto arabo che per me, all’inizio, era un parente non troppo lontano e “grassoccio” del nostro mandolino e che, qualche ricerca dopo, diventa quello strumento antichissimo e quasi venerato a cui gli arabi affiancano l’appellativo di sultano. Affascinata dal suo suono caldo e ipnotico, sposto la ricerca sui migliori oud-isti – si chiameranno così?! 😀 – in circolazione . A questo punto fa la sua prima apparizione in questa storia Dhafer Youssef. Concentriamo ora l’attenzione su di lui! 

Una bella storia, dicevo, quella di questo artista nato 46 anni fa a Teboulba, piccola cittadina di mare sulla costa orientale della Tunisia, davvero ” a poche bracciate” dalla nostra Lampedusa. Nasce in una famiglia tanto numerosa quanto povera. Leggo sul sito ufficiale che, non avendo soldi nè per prendere lezioni di musica nè per comprare un vero strumento, impara a suonare a orecchio e costruisce da sè, con i materiali più impensabili, il suo primo oud. Già per questo, prima ancora di sentirlo suonare, riscuote tutta la mia ammirazione. Emigrato a Vienna per cercare una vita più stabile, mentre si impegna in moltissimi tipi di lavoro, viene in contatto con un fervido ambiente musicale che riconosce il suo talento e lo inserisce nella scena jazz del posto. Da lì la sua carriera decolla. Inizia presto a collaborare, lui, self-made musician dalla piccola città tunisina, con grandi musicisti della scena nu jazz mondiale. Tra questi figurano il chitarrista norvegese Eivind Aarset e il trombettista italiano Paolo Fresu. Insieme, i tre, incidono nel 2008 un disco che ospita due pezzi composti da Youssef. Uno di questi, dal titolo estremamente suggestivo, Istanbulogna, è il primo che mi appresto a postare qui perché esplicativo della bravura e del sound proposto dal musicista maghrebino. 

Il pezzo si snoda al mio orecchio come un connubio perfetto di musica tradizionale orientale – dove, per orientale, si intende, del mondo arabo, – e di jazz fusion, reso reale dalla fusione, appunto, dell’oud di Youssef, incline in alcune parti ai virtuosismi, dalla tromba di Fresu e dalla chitarra di Aarset.  Una fusion dal sapore mistico che si può rintracciare nell’intera produzione discografica del musicista, composta di cinque album, in un lasso di tempo che va dal 1999 al 2007. Personalmente, non sono una grande appassionata del genere fusion ma questo incontro raffinato di musica araba che, invece, ho sempre amato, e di sonorità jazz mi ha subito conquistata.

Prima ho parlato di Dhafer Youssef non solo come di un grandissimo suonatore di oud ma anche come di un cantante talentuoso. Dotato, per la verità, di una tecnica vocale impressionante, è in grado di passare dalle tonalità più basse a quelle più acute con una padronanza tale da farlo sembrare una sorta di Demetrio Stratos del Maghreb. Due voci, quelle di Youssef: la sua e quella del suo oud, che possono essere apprezzate nel capolavoro Les ondes orientales, contenuto nell’ultimo lavoro discografico, Abu Nawas Rhapsody, qui in una magistrale versione live.

Sorriso pacifico e sereno, e grande personalità musicale. 

In chiusura, non ho potuto fare a meno di notare, attraverso la conoscenza di questo grande artista, quanto possa essere significativo il potere della musica. La storia di Dhafer Youssef è una storia di riscatto personale ma è, soprattutto, un esempio importante di superamento di barriere geografiche e di genere musicale. Le sue fruttuose collaborazioni con musicisti italiani, austriaci, norvegesi, armeni, etc., sono una delle dimostrazioni di integrazione e comprensione musicale e umana per le quali la nostra nave continua e continuerà a veleggiare. 

Enjoy and breathe the colors!

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